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Distanze legali tra fabbricati, il Tar di Firenze con la Sentenza 834/2015 ha chiarito che le deroghe alle distanze nelle costruzioni non sono derogabili da accordi privati

Un cittadino privato aveva presentato domanda di condono per l’avvenuta trasformazione di un preesistente locale pertinenziale in fabbricato principale senza titolo edilizio.
Dopo aver ottenuto una sanatoria edilizia per la modifica della copertura del fabbricato, il ricorrente effettuava lavori di consolidamento statico mediante la presentazione di una DIA.
Nel corso di tali lavori non erano state rispettate le distanze legali dalla proprietà confinante e dalla strada. Il Comune, pertanto, negava il condono e ordinava la demolizione delle opere realizzate abusivamente, non curandosi del fatto che tra i due proprietari confinanti era stata stipulata una convenzione sulle distanze tra i fabbricati.
Il contribuente ricorreva al Tar di Firenze per l’annullamento del provvedimento del Comune.
Distanze legali, la decisione del Tar
Secondo il Tar di Firenze le prescrizioni contenute nei piani regolatori e nei regolamenti edilizi in tema di distanze legali nelle costruzioni, essendo dettate – contrariamente a quelle del codice civile – a tutela dell’interesse generale a un prefigurato modello urbanistico, non sono derogabili dai privati.
Ne consegue l’invalidità delle convenzioni stipulate fra proprietari confinanti, che siano in contrasto con le norme urbanistiche in materia di distanze.
Resta salva peraltro la possibilità di accordi tra privati sulla ripartizione tra i rispettivi fondi del distacco da osservare (Cassazione civile sez. II, 04/02/2004, n.2117).
Tali accordi si risolvono in limitazioni del fondo confinante a favore di quello su cui l’opera in deroga alle distanze è stata realizzata il cui sfruttamento edilizio subisce una limitazione particolare dovendo compensare nei distacchi la distanza non osservata dal vicino. Una siffatta pattuizione equivale a una servitù prediale la cui costituzione può avvenire solo mediante contratto in forma scritta che, tra l’altro, nel caso in esame, non risulta essere stato stipulato.



 
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